dk881 VI DA' IL BENVENUTO |
|
|
MI PIACE1. La Chitarra e il pianoforte
2. La matematica e la psicologia 3. Lo sport e la poesia 4. L'inferno e molte delle sue anime 5. Prendere in giro la gente Non mi piace1. Chi e' contro la liberta'
2. Il paradiso e il perbenismo 3. Chi non rispondera' ai miei messaggi 4. Chi pensa che voglio provarci 5. Chi e' banale Dicono di meChe sono affidabilissimo, comprensivo, dolce, un po' schivo, un po' strano, e che so il fatto mio. Dicono di me che ascolto anche quano sembra che sono distratto, che ho un pessimo orientamento, e che sono originale, basta?
Sogni nel cassettoCambiare il mondo
| 04 Dicembre 2006
Carcere modello: leggete qui! Da repubblicaLa prigione modello si trova su una piccola isola a un'ora da Oslo
Ci vivono 115 prigionieri e 5 agenti: "Il sogno? Trasformare i detenuti in cittadini" Lavoro, villetta e aria aperta ecco il carcere alla norvegese dal nostro inviato CINZIA SASSO Lavoro, villetta e aria aperta ecco il carcere alla norvegese Una casa sull'isola-carcere di Bastoey ISOLA DI BASTOEY (Norvegia) - Alle 10 esatte del mattino, sotto una luce livida e sopra un mare color della pece, Dahl, il marinaio, fa entrare nel traghetto il camioncino per le riparazioni della linea elettrica, poi quello che porta le taniche di carburante, poi l'ospite. "Vuole del caffè?". Il thermos è pronto. Piacere, dice, io sono un detenuto. Ha i capelli con le punte pitturate di biondo, occhi azzurri che gli occhiali fanno sembrare grandissimi, la cerata arancione che gocciola pioggia, fuma Lucky Strike. Ha 41 anni, è sposato (ride: "sì, sposato diverse volte") ha un figlio di 14 anni, faceva il giornalista e poi è diventato assassino. "È stata una lite... mi hanno dato sette anni. Sono in prigione dal 2001, uscirò nel 2008". Dall'estate è qui, a Bastoey Island, nella prigione senza sbarre, senza agenti di custodia, senza niente di niente che somigli a un carcere. La prigione che ha un sogno: quello di trasformare ogni detenuto in un cittadino. Siamo a un'ora da Oslo, in uno dei fiordi più belli della Norvegia. Horton, si chiama il paesino. Casette di legno, qualche negozio, il porticciolo. Da qui, ogni mattina alle dieci, parte il traghetto. Un quarto d'ora di mare ed ecco l'isola. Ci vivono 115 detenuti e, ma soltanto di giorno, 69 dipendenti dell'amministrazione penitenziaria norvegese. Sono due chilometri e mezzo di territorio protetto, due spiagge, una foresta, ventuno casette di legno del '900 a ricordo di quando Bastoey era ancora una fattoria in mezzo al mare. Adesso sono le case dei prigionieri: mobili di legno chiaro, cucine moderne, bagni nuovissimi. I detenuti vivono in quatto o cinque per ogni casa, ognuno ha la sua stanza personale e di quella la chiave. Alle 7.15 sveglia per tutti; alle 8 inizia il lavoro; alle 15 il dovere è finito, c'è la cena nella sala comune e poi il tempo libero. Calcio e bicicletta d'estate, sci d'inverno; ma c'è anche una biblioteca con migliaia di libri, ci sono i computer, e ci sono ancora le cabine telefoniche, le ultime cabine di legno rosso, quelle scomparse dal resto del Paese, sparse per l'isola. Alle 15 Foldinferga, il traghetto, riporta a Horton chi non ha conti in sospeso con la giustizia. A Bastoey restano i prigionieri e cinque agenti che la sera alle 11 controllano che in ogni stanza la luce sia spenta. Oeyvind Alnaes è il direttore del carcere. Per quindici anni ha lavorato nei penitenziari "normali", quelli chiusi; poi ha chiesto e ottenuto di inventare Bastoey, un altro modo di espiare la pena. Ora, è diventato un modello. "La prigione - dice - non migliora la gente. Per questo abbiamo dovuto cercare altre strade. Se tratti male una persona, quello che la persona impara è a trattare male gli altri; se li vedi come pericolosi criminali continueranno ad essere pericolosi criminali; se rispetti, insegni a rispettare". Il massimo della pena, in Norvegia, è di 21 anni: "Perciò ogni detenuto, un giorno, tornerà ad essere il tuo vicino di casa. E se non gli insegni come comportarsi, allora sì che devi temere". Piove a dirotto, ma in giro sono tutti al lavoro: nelle stalle dove si allevano mucche e cavalli; a pascolare le pecore; nei campi dove si coltivano soprattutto patate; oppure a restaurare gli edifici che ne hanno sempre bisogno; in mare a pescare; nelle cucine; nella lavanderia. A turno devono pulire la casa e se non è tutto in ordine hanno due ore di tempo per rimediare. Se arrivano tardi al lavoro per quattro volte di seguito devono lasciare Bastoey; così se i quotidiani controlli di urina - fatti a caso, a campione - dicono che hanno usato stupefacenti. "La nostra filosofia - spiega Alaneas - è il principio di responsabilità. L'umanità e l'ecologia sono i nostri principi di base, qui insegnamo che quello che fai oggi ha conseguenze sul domani. Il nostro lavoro consiste nell'offrire a tutti le migliori opportunità per immaginare e costruire un futuro". Dahl, a esempio, dice che dopo "quel fatto", pensava solo alla morte: "Avevo distrutto tutto quello che avevo, non vedevo un futuro. Qui ho imparato a immaginarne uno. È come se ti capitasse di perdere la vista: devi sviluppare meglio l'udito, il tatto...". Haavald ha 57 anni, era un funzionario delle Nazioni Unite, ha una laurea in ingegneria e tre master, è stato condannato a 5 anni e mezzo per corruzione. "Ero in prigione, mi hanno detto che a Bastoey c'erano i cavalli. Nella mia vita di prima lavoravo 36 ore al giorno, viaggiavo sempre, avevo la mia famiglia, il mio cavallo, ma ero perennemente stressato. Qui ho ritrovato me stesso: di giorno lavoro con i cavalli e quando mia figlia viene a trovarmi ci andiamo a fare una cavalcata insieme; la notte faccio il giornale dell'isola. Questa, se la sai usare, è una buona occasione". Con Nuraulf, 35 anni, è vietato parlare del suo passato: è stato condannato per pedofilia, ha abusato dei suoi quattro figli, tutti al di sotto dei dieci anni. Dice: "Non serve chiudere la gente dentro le celle. Qui si impara ad amare il lavoro, ci si sente utili, si sente che si fa qualcosa di buono e così si migliora anche se stessi". Martin, 27 anni, è qui dal 2005, il suo compito è guidare il trattore: "Facevo il meccanico, ero drogato e ho provocato un casino di un incidente stradale. Tra un anno tornerò fuori e tornerò al mio lavoro di prima". L'80 per cento dei detenuti arriva qui dopo un periodo trascorso in un carcere tradizionale per scontare gli ultimi anni. Qui ci sono condannati per ogni tipo di reato. È la direzione a valutare le loro motivazioni e a decidere se accoglierli o no: "Noi non vogliamo sapere che cosa hanno fatto nel passato. Quello che ci importa è sapere cosa vogliono fare da ora in poi". Quello che ha ucciso una donna e ne ha fatto a pezzi il corpo e quello che ha spacciato hashish. "L'uomo, e anche l'assassino - ancora Aelnes - non è sempre e solo crudele. Noi diamo loro fiducia, li aiutiamo a pianificare il futuro. Non li trattiamo da schiavi, da esclusi: lavoriamo con loro e ognuno deve fare fino in fondo la sua parte". Gruppi di alcolisti anonimi, psicologi che lavorano con chi ha violentato, operatori che si occupano del recupero dei tossicomani, tengono i loro corsi; ma il destino è nelle mani di ogni singolo che è libero di fare quello che vuole. Nella giovane storia di Bastoey, cominciata sei anni fa, c'è stata solo una fuga. Da qui scappare è facile, non ci sono porte chiuse, c'è Dahl che va su e giù col traghetto. Ma che gusto c'è, a scappare, se poi il destino è una prigione peggiore? (4 dicembre 2006) 31 Ottobre 2006
NIENTE AUTO, I PM SI DIMETTONO!I giudici costretti ad anticipare i soldi per la benzina e i ricambi delle auto di servizio. Catania, procura al collasso
di MICHELA GIUFFRIDA Undici pm di Catania hanno presentato lettera di dimissioni CATANIA - "Il problema è che ormai nessuno vuole farci più credito. Abbiamo raschiato il fondo, il prossimo passo è la paralisi e da domani non terremo più udienze fuori città". Mario Busacca, procuratore della Repubblica a Catania, non avrebbe mai creduto di trovarsi costretto, ad un mese dalla pensione, ad abbandonare l'aplomb mantenuto anche nei momenti più difficili. "Ma senza fondi, senza uomini, senza mezzi, senza carta né benzina - dice - ci sentiamo davvero, tutti, stanchi, mortificati e... soli". Ieri mattina Busacca si è trovato sul tavolo le dimissioni in blocco dei componenti la direzione distrettuale antimafia di Catania. Undici magistrati che, con un documento inviato anche al ministero di Grazia e Giustizia, hanno rassegnato il mandato denunciando "le gravissime disfunzioni che hanno determinato una situazione ormai insostenibile". Settantamila euro di debiti sono troppi per qualunque creditore. Anche se il debitore in questione è la Procura della Repubblica di Catania che così, dopo il blocco delle forniture di carta e toner, computer e fotocopiatori, si è vista chiudere le porte in faccia da meccanici ed elettrauti, gommisti e benzinai. Con il risultato che, ormai da mesi, i magistrati della direzione distrettuale antimafia sono appiedati, a meno che non anticipino di tasca propria il denaro necessario all'acquisto della benzina o delle pasticche per i freni. "Ognuno di noi - spiega Ignazio Fonzo, tra i "vecchi" della Dda - ha anticipato di tasca propria somme non indifferenti per la benzina necessaria alle trasferte d'udienza a Siracusa, Caltagirone, Ragusa. Ma, ad esempio, per le udienze dell'aula bunker di Bicocca, non è possibile il recupero. Sono soldi a fondo perduto. La mia vecchia Lybra - aggiunge il magistrato - avrebbe bisogno di rifare i freni. Dunque che si fa? Niente, si va piano. Il computer si è sfasciato proprio ieri e non voglio nemmeno per un attimo pensare di aver perso tutti i dati in memoria. Intanto ho dovuto comprare un portatile, a mie spese. Abbiamo chiesto aiuto alla procura nazionale antimafia: ci hanno mandato 20 ticket benzina da 10 euro. Una goccia nel mare". Così i magistrati catanesi hanno rifiutato di firmare lo schema di accordo per la protezione, "dato che le misure per la nostra protezione e sicurezza - sottolinea ancora Fonzo - esistono solo sulla carta", e il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, non ha potuto che prenderne atto. Ieri, quando il procuratore Busacca ha respinto le dimissioni di massa, è scattato l'ultimatum dei pm: dal primo novembre nessuno di loro anticiperà denaro, con il conseguente blocco delle udienze fuori dalle aule del palazzo di giustizia catanese. "Ho respinto le dimissioni e chiesto altri sacrifici - dice Mario Busacca - ma non posso chiedere l'eroismo. Siamo al torpore istituzionale di chi deve garantire che la città non sia indifesa di fronte alla criminalità e invece ci ha tagliato i fondi del 50%. Se non ci danno leggi speciali né soldati - conclude il procuratore - almeno ci mandino la carta e la benzina". 25 Ottobre 2006
CORRETE A GENOVA!Dal 26 ottobre all'8 novembre la quarta edizione del Festival
Oltre 300 eventi, una decina di mostre sui temi più disparatiTredici giorni di scoperte e superpoteri Genova svela i segreti della scienzaTre premi Nobel, una serie infinita di esperti ma anche 400 ragazzi che faranno da divulgatori di RAFFAELE NIRI GENOVA - La parola chiave è "scoperta": significa viaggio, significa invenzioni, ma significa anche non coperta, non nascosta, sotto agli occhi di tutti. Trasparente. Il personaggio chiave è Superman: i suoi superpoteri - il supersoffio, la superforza, l'invunerabilità, la velocità della luce e, soprattutto, il volo - saranno la colonna portante di una delle mostre più affascinanti, quella al Porto Antico, realizzata da Telecom. E poi ci saranno i supereroi veri, in carne e ossa: Umberto Eco, il Nobel per la fisica dell'anno scorso Theodor Haensh, il Nobel per l'economia Daniel Kahneman e il Nobel per la medicina scelto come testimonial dall'Unesco, Torsen Wiesel. "Tre Nobel, per non parlare di tutti gli altri", gongola la presidente del Festival della Scienza, Manuela Arata che - con il direttore del Festival Vittorio Bo e l'assessore alla cultura del Comune, Luca Borzani - ha presentato nei giorni scorsi la quarta edizione dell'appuntamento (Genova, dal 26 ottobre all'8 novembre) che, solo l'anno scorso, ha raggiunto i 216mila visitatori. "Successo esponenziale" sintetizza Vittorio Bo: in pochi anni Genova è diventata la sede internazionale della divulgazione scientifica, tanto da aver ottenuto quest'anno l'investitura dell'Unesco che ha scelto l'ultimo giorno della manifestazione per celebrare la sua Giornata Mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo. Non sempre i numeri spiegano tutto, ma qualche volta aiutano: questo Festival dedicato alla scoperta, in cifre, significa oltre 300 eventi in 13 giorni, 400 studenti e neolaureati trasformati in animatori scientifici a tempo pieno, una decina abbondante di mostre, con la consueta offerta poliedrica. Si va dagli exhibit "Le Meraviglie della Scienza", allestimento didattico interattivo sugli stati della materia e le proprietà dei materiali, a "Infinitamente Intimo" che esplora i meandri del corpo umano, passando per "Nanodialogue" e "Blow-up. Immagini dal nanomondo", due mostre dedicate al tema della nanotecnologie e "I dinosauri raccontano", viaggio alla scoperta delle creature più affascinanti della storia del pianeta, che non mancherà di affascinare i più piccini. Ma la vera novità è che quest'anno, al Festival della Scienza, si vola. Non è un modo di dire: alla fine del percorso per far propri i superpoteri, ci si potrà infilare nella galleria verticale del vento per essere sbalzati verso il cielo. Né più né meno di Superman. Ma, a volare, è anche la città. L'assessore alla cultura Luca Borzani collega direttamente il Festival alle trasformazioni in atto: "Questa splendida intuizione di portare i temi dell'innovazione, della ricerca, della tecnologia, disegnando ogni anno a Genova il futuro della ricerca - spiega - accompagna le trasformazioni urbane della città e contribuisce all'idea di sviluppo su cui la città si misura. La scienza si intreccia alla città che sta disegnando il futuro del ponente e, quindi, il futuro di se stessa". La città, anno dopo anno, adotta i Nobel e gli altri professoroni e Vittorio Bo può svelare una curiosità: i genovesi, lo scorso anno, hanno offerto 700 cene agli ospiti e quest'anno saranno mille. Salgono a 300 (erano 250 l'anno scorso) le manifestazioni connesse, il "tasso di novità" delle mostre è 100% (tradotto: nessuna ripetizione rispetto alle scorse tre edizioni) e di quasi il 90% quello degli ospiti. Qualcuno anche a sorpresa come Ciro, lo Scipionyx amniticus risalente a circa 113 milioni di anni fa, unico reperto al mondo di cucciolo di predatore carnivoro con presenza di organi interni perfettamente conservati. "Ce l'hanno proposto all'ultimo momento - racconta Manuela Arata - Potevamo non ospitarlo?". Certo che non potevamo: nei 13 giorni di Festival Ciro sarà uno dei protagonisti. Così come saranno protagonisti, anche quest'anno, quasi 400 ragazzi genovesi, tra neolaureati, laureandi e studenti, che faranno da animatori delle varie manifestazioni. Racconteranno agli studenti ospiti i segreti delle scienze, accompagneranno piccoli e grandi nei percorsi, risponderanno alle domande. Per farlo stanno seguendo, in questi giorni, appositi corsi. [family=times new roman,times]Info: sul sito del festival della Scienza; tel. 010 6591013, da lunedì a giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 14 alle 16, il venerdi' dalle 9 alle 13. Infoline scuole tel. 010 6598718, da lunedì a giovedì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 15; venerdì dalle 9 alle 12:30.[/family] 17 Ottobre 2006
LA LIBERTA' DI INFORMAZIONEAll’interno della Finanziaria 2006, (articolo 32), è passata sotto il classico e vergognoso silenzio dei media compiacenti e manipolati, una legge che imbavaglierà totalmente o quasi la maggior parte dei siti e/o blog che si occupano d’informazione!
Per coloro che ancora credono nella sinistra'>Ciò che è stato iniziato dai governi precedenti, di presunta destra, liberali, conservatori, lo stanno portando avanti le presunte sinistre, i riformatori, i democratici. Cambiano i governi, si sostituiscono i burattini, ma le strategie del Sistema vanno avanti a ritmo battente; anche perché i veri Burattinai rimangono al loro posto, nelle loro logge… Ecco cosa dice l’articolo 32 inserito nella Finanziaria 2006: Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali 1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.». [/family;"> [family='Verdana"] In soldoni, dal 3 ottobre 2006 (data dell’entrata in vigore della legge), per il democratico e sinarchico governo Prodi - il più vicino alle oligarchie bancarie internazionali (vedi Goldman Sachs e leggasi imperi anglo-ebraici), la «riproduzione totale o parziale di articoli», in pratica tutto, «devono corrispondere un compenso agli editori». E se qualcuno, come per esempio noi, non ha i soldi per pagare l’editore, non pubblica nulla o rischia sanzioni economiche pesantissime! Avete capito qual è l’obiettivo? Forse c’è ancora chi crede nella libertà d’informazione e d’espressione? Eppure se non ricordo male, la Costituzione della Repubblica italiana all’articolo 21 non lascia spazio a dubbi: [/family'> [/family'> Articolo 21 della Costituzione italiana[family="Times New Roman"] Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure Non mi pare che con questa simile legge «tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero», e soprattutto non mi sembra che la «stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». '>I media classici sono tutti controllati, per cui era necessario mettere gli artigli e controllare anche quei canali che le cose le dicono e non le mandano a dire. Con questa legge bavaglio, il Regime, sotto le vesti sinistrorse del governo di turno, vuole semplicemente imbavagliare tutti i siti e blog ancora liberi. Se una simile castroneria legislativa l’avesse fatta Berlusconi &'>Dove sono finiti i no-global e i fautori delle libertà? Forse si mobilitano (o vengono mobilitati) solamente quando la dittatura ha un colore politico ben preciso? E’ altresì logico che nessuno ne parla: le major editoriali italiane, cioè coloro che hanno applaudito la nuova legge (Rcs, Mondatori/Fininvest, Caraccciolo/l’Espresso) hanno tutti gli interessi affinché chiudano la libera concorrenza e blocchino le libere espressioni. Però noi cittadini italiani, forse non lo sappiamo a dovere, ma paghiamo di tasca nostra le imprese editoriali con i finanziamenti della legge sull’editoria (vedi trasmissione Report del 23 aprile 2006 [color=#0000ff">www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90227,00.html). ]Ogni anno noi, che ci piaccia o non ci piaccia, sovvenzioniamo i giornali con la bellezza di 667 milioni di euro! [/family][/family]Noi, base della piramide del potere, possediamo però un’arma molto potente, un’arma molto pericolosa: la scelta di acquistare o meno un prodotto! Perché allora non proviamo ad astenerci dal comperare giornali e/o riviste di regime? Forse non cambierà nulla, ma sicuramente migliorerebbe la nostra informazione, avremo più soldi da spendere meglio, e soprattutto daremo un segnale forte al Sistema! Un segnale che la gente, nonostante “Bulli e Pupe”, “Circus”, “L’isola dei famosi” e altre trasmissioni demenziali create ad arte, non è tutta priva della capacità pensante 12 Ottobre 2006
Morti in IraqVolete sapere quanti morti ha provocato la guerra in Iraq? Ecco i veri numeri...
CONTABILITA' DELL'ORRORE E’ pesante come un macigno il risultato di uno studio della scuola medica Bloomberg, della prestigiosa università John Hopkins di Boston, reso pubblico dal quotidiano Usa New York Times. La guerra in Iraq, dal marzo 2003 a luglio 2006, ha provocato la morte di 601.027 civili iracheni. La cifra è ricavata dalla media tra una cifra minima di 426.369 decessi e un massimo di 793.663. Numeri sconvolgenti. Il dato è inatteso. Fino a oggi, secondo le stime più attendibili, quelle dell’Iraq Body Count (Ibc), un network di ricercatori universitari Usa, si parlava di un massimo di 48.693 vittime civili del conflitto. Lo studio pubblicato dalla John Hopkins è invece frutto del lavoro di otto medici iracheni, che lavorano tutti presso l’Università Mustansiriya di Baghdad e i dati raccolti si riferiscono al periodo tra il 20 maggio e il 10 giugno scorsi, esaminando un campione di 1.849 famiglie, composte in media da sette membri, in 47 zone differenti dell’Iraq. Le zone prese in esame sono state scelte con particolare riguardo alla densità della popolazione e non in base agli episodi di violenza o ai combattimenti che si sono verificati nell’area. Ogni individuo, intervistato dai medici, ha riferito dei lutti che hanno colpito la sua famiglia nei 14 mesi precedenti la guerra e nel periodo successivo. Questo elemento ha fornito ai ricercatori un parametro di comparazione secondo il quale, prima del conflitto, si avevano 5,5 morti ogni mille persone e dopo la guerra 13,3 ogni mille. Il rapporto analizza nel dettaglio la tipologia delle vittime: il 56 percento è dovuto alle ferite da arma da fuoco, il 13 percento all’esplosione di autobombe o ad altri ordigni e un altro 31 percento è stato causato dai bombardamenti o dalle operazioni delle forze di Coalizione. L’enorme differenza tra le cifre di questo studio e quelle di Iraq Body Count è dovuta alla specificità dei parametri di ricerca. Numeri controversi di una dura realtà. Ibc infatti, adotta il criterio del censimento delle vittime in base agli elenchi degli obitori iracheni. Un fitta rete di medici, patologi, infermieri e giornalisti sul campo registrano accuratamente tutti i cadaveri che vengono portati nelle morgue delle città irachene. Il dato però, per forza di cose, elimina una larga parte delle vittime, in quanto sono tante le famiglie che in casi specifici, come per l’assedio di Falluja o per la battaglia di Najaf, hanno seppellito i loro morti in giardino, come accadeva nella Bosnia degli anni Novanta, per timore dei cecchini e delle violenze in generale. Altro elemento che manca alle cifre dell’Ibc è quello delle vittime civili che sono però state registrate come combattenti. E il caso della confessione del soldato Bacos, il quale ha ammesso qualche giorno fa l’abitudine di travestire da miliziani i civili uccisi senza ragione per evitare polemiche e accuse. Resta escluso anche il numero delle vittime sepolte nelle fosse comuni che, ogni giorno che passa, diventano più numerose, in particolare a causa del conflitto interreligioso tra sunniti e sciiti. Manca anche in ultima analisi il dato dei corpi distrutti dalle bombe, che non possono essere ricomposti e quindi identificati in ospedale. Il dato dell’Ibc è accurato, perché cita solo vittime civili certe, delle quali è stato rinvenuto e identificato il cadavere, ma non può essere completo. Lo studio della John Hopkins invece, parte da uno studio di densità abitativa e di statistiche rispetto alle vittime. D’altro canto il campione in esame è stato ampliato, anche in seguito alle critiche del 2004 da parte della prestigiosa rivista medica inglese The Lancet, che riteneva che il campione di circa 1000 famiglie analizzate all'epoca comportasse un margine di errore troppo ampio. Critiche che forse a The Lancet paiono superate visto che pubblica lo studio in apertura. Sembra quindi che il dato di circa 50mila morti civili di Ibc sia approssimato per difetto. Certamente la ricerca della John Hopkins riceverà critiche in senso opposto. In entrambi i casi resta una realtà drammatica per la popolazione civile irachena. 10 Ottobre 2006
C'era una volta la libertaQuesto e' un articolo apparso sul corriere della sera, quindi mi pare abbastanza attendibile. Se pensavate che internet era l'ultimo baluardo della liberta', rischiate di sbagliarvi!
STATI UNITI: IL GRANDE FRATELLO E’ LEGGE[size=13.5pt"> [size=13.5pt"> La National Security Agency autorizza sè stessa a spiare centinaia di milioni di cittadini. Domanda: è lecito, negli Stati Uniti, spiare senza autorizzazione alcuna, qualche centinaio di milioni di persone, in linea di principio tutti i cittadini, ficcando il naso nella loro posta, inclusa quella elettronica, registrando le loro telefonate da qualunque apparecchio mobile o fisso? Risposta: no, perché offenderebbe la privacy di ogni cittadino ed è contro la legge e la Costituzione degli Stati Uniti. Ma se a fare tutto ciò è la National Security Agency, una delle maggiori agenzie governative di intelligence, allora, invece, sì. O meglio, non se ne può dire nulla. Perché è segreto. Neanche un'indagine si può fare. Perché? E' segreto [Giulietto Chiesa, Megachip]. [size=13.5pt"> Chi lo dice? Ma la stessa NSA. Con che motivazione? Rispondono John Negroponte direttore di tutti i servizi di spionaggio e il generale Keith Alexander, direttore della NSA: ogni informazione al riguardo potrebbe «causare un danno estremamente grave alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti» (Usa Today, 25 maggio 2006). Cioè non solo un'agenzia di sicurezza può violare la Costituzione e le leggi americane ma, quando scoperta, non è possibile nemmeno chiedergliene conto. Era stato, qualche settimana fa, proprio il quotidiano USA Today a rivelare che la NSA aveva costretto tre delle quattro maggiori compagnie telefoniche a consegnarle tutti i tabulati di tutti i loro clienti, inclusi quelli pregressi degli anni passati. Prima e dopo l'11 Settembre 2001. Una gigantesca massa di dati privati il cui uso non è stato chiarito. Si presume, ma nessuno sa esattamente cosa se ne faccia la NSA di decine di miliardi di comunicazioni, che possano essere usate statisticamente, per dare modo a una serie di potentissimi computers di individuare le «deviazioni dalla norma». Quali «deviazioni» non è dato sapere, ma quel ch'è certo è che la privacy, negli Stati Uniti d'America, dopo l'11 settembre, dopo il Patriot Act, è cosa del passato. In ogni caso, la proposta della NSA (il cui capo era allora l'attuale capo della Cia, Michael Hayden), fu accettata senza battere ciglio dalla AT&T, dalla Verizon e dalla BellSouth. La quarta compagnia, la QWest, fece resistenza e rifiutò, appellandosi alla mancanza di un mandato dell'autorità giudiziaria, come prescritto dalla legge americana. Come risultato, qualche mese dopo il CEO (amministratore delegato) di QWest, venne licenziato su pressioni dell'amministrazione di Washington, a riprova che opporsi alle ingiunzioni illegali di un servizio segreto non giova né alla salute né alla carriera. E, comunque la resistenza della QWest non è stata piegata. Scoperta la storia, la Electronic Frontier Foundation, un gruppo che difende i diritti umani, fa causa alla AT&T in California per violazione della privacy. Il Dipartimento della Giustizia, chiede subito che la causa sia archiviata. Allora il deputato democratico del Massachussets Ed Markey si rivolge alla FCC (Federal Communications Commission) chiedendo che apra una investigazione. Ma il suo presidente, Kevin Martin, citando una risposta scritta di Negroponte e di Alexander, risponde a sua volta così: «La natura segreta delle attività dell'NSA ci impedisce di investigare sulle sue eventuali violazioni» della privacy. Si noti che Kevin Martin e gli altri tre membri della FCC sono nominati dal presidente degli Stati Uniti. Tirando le somme si vede che esiste ormai una serie di fatti che confermano tutti lo stesso disegno dell'attuale amministrazione degli Stati Uniti: consistente nell'adottare la pratica di creare, per decreti, una legislazione ad hoc, nuova di zecca, anzi rivoluzionaria, che gli permette di aggirare la legge (e spesso anche la Costituzione) senza dover fare fronte ad alcun tipo di controlli. Valse, subito dopo l'11 settembre, per istituire tribunali militari speciali e segreti. Fu usata per istituire la prigione di Guantanamo, dove svariate centinaia di «nemici combattenti» (categoria nuovissima del diritto) giacciono senza imputazioni, senza avvocati, senza diritti, per anni. Fu pratica corrente per autorizzare le extraordinary renditions, con aerei della Cia che atterrano negli aeroporti di tutto il mondo e prelevano illegalmente presunti terroristi per inviarli in Paesi terzi dove potranno essere sottoposti a tortura perché confessino i loro crimini, anche quelli che non hanno commesso. Adesso si scopre che la Nsa spiava tutti, ma è come se niente fosse. Nel Paese della democrazia e dello stato di diritto l'esecutivo ha preso il potere. di Giulietto Chiesa 06 Ottobre 2006
Mi presento...Un saluto a tutti, qui troverete cose che ho letto e che reputo importanti... molto.
Per presentarmi vi dico che sono laureato in matematica, suono la chitarra, mi piace molto lo sport, e forse sono anche simpatico! Buona lettura e... scrivetemi e commentate!!! |